Fed e BCE sono molto lontane nella risposta all’inflazione

Fed e BCE sono molto lontane nella risposta all’inflazione

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Il capo della Federal Reserve Bank di St. Louis, James Bullard, è un membro votante del Federal Open Market Committee quest’anno e vorrebbe che i policymaker alzassero i tassi di interesse di un intero punto percentuale entro luglio.

Sono previsti tre vertici del FOMC da ora a quella data: 15-16 marzo, 3-4 maggio e 14-15 giugno. Se la tesi di Bullard dovesse prevalere, la commissione dovrà alzare il l’obiettivo del tasso dei fondi federali overnight di mezzo punto percentuale almeno una volta, pur alzandoli di un canonico quarto di punto negli altri due vertici.

Bullard ha suggerito che c’è stato un momento in cui il FOMC avrebbe alzato il tasso di 25 punti base “subito”, e cioè venerdì, il giorno dopo il dato sull’ risultato al massimo del 7,5% sull’anno. La Fed può intervenire tra le riunioni programmate, come quando ha abbassato i tassi all’arrivo del COVID-19.

Non si tratta di scioccare, ha spiegato Bullard, che non crede di sconvolgere i mercati con questa tattica. Piuttosto, il rendimento dei era già all’1,34% venerdì, ha notato, quindi i mercati avevano già messo in conto questo “piano” della Fed.

Le caute mosse della Fed e l’atteggiamento di attesa della BCE

Se le due misure non dovessero impedire all’inflazione di restare alta entro metà anno, allora c’è sempre il secondo semestre 2022 per fare di più, ha annunciato Bullard.

Il capo della Fed di San Francisco Mary Daly ieri ha dichiarato che gli aumenti dei tassi dovrebbero essere “misurati” e rispondere ai dati. “La storia ci insegna, per quanto riguarda la politica della Fed, che un’azione improvvisa ed aggressiva può avere un effetto destabilizzante proprio su quella crescita e sulla stabilità di prezzo che cerchiamo di raggiungere”, ha dichiarato a Face the Nation, della CBS.

Daly, che non è un membro votante quest’anno, non parlava necessariamente della sola riunione di marzo, ma di tutto il cammino che la Fed dovrebbe fare nel corso dell’anno. È a favore di una mossa a marzo, ma consiglia di aspettare e vedere cosa succederà.

Quando persino una Daly solitamente prudente è pronta ad alzare i tassi a marzo, la Fed si pone in netto contrasto con la Banca Centrale Europea, dove la Presidente Christine Lagarde solo di recente ha suggerito che potrebbe esserci un aumento dei tassi quest’anno.

Il capo della Banca Centrale d’Irlanda ha avvertito in un’intervista di ieri che sarebbe un errore presumere che la BCE comincerà ad alzare i tassi a giugno.

Gabriel Makhlouf, membro d’ufficio del consiglio direttivo della BCE, ha detto al Financial Times che i policymaker faranno attenzione a non uccidere la ripresa economica dell’Europa.

“L’idea che potremmo alzare i tassi di interesse a giugno mi sembra molto irrealistica. Certamente penso che ci siano delle differenze tra il calendario su cui stiamo lavorando e quello che immaginano alcuni partecipanti dei mercati”.

I policymaker della BCE non sono sicuri che l’inflazione in Europa sia duratura, anche se la ha registrato un aumento di prezzi del 5,1% sull’anno a gennaio.

Philip Lane, predecessore di Makhlouf alla banca centrale irlandese ed attualmente capo economista del consiglio direttivo della BCE, la scorsa settimana ha dichiarato che l’inflazione della zona euro si placherà senza alcun considerevole inasprimento della politica monetaria da parte della banca centrale.

Sul blog della BCE Lane scrive:

“Dal momento che le ostruzioni alla fine saranno risolte, le pressioni sui prezzi dovrebbero ridursi e l’inflazione tornerà al suo trend senza il bisogno di un significativo aggiustamento della politica monetaria”.

Per Lane, i problemi di approvvigionamento che stanno spingendo i prezzi in Europa sono il risultato di uno shock esterno, e l’inasprimento della politica monetaria non farebbe che aggiungere un secondo shock riducendo la domanda domestica. Avverte che un “secondo round” di effetti dall’iniziale impennata dei prezzi in altri settori e dei compensi vanno seguiti attentamente, ma che anche questi dovrebbero ridursi, conclude.

Joachim Nagel, nuovo capo della banca centrale tedesca, non è altrettanto ottimista. Nagel, membro del consiglio della BCE, si è detto a favore di un inasprimento se l’inflazione restasse alta, mettendo fine agli acquisti di bond nel corso dell’anno ed alzando i tassi entro la fine dell’anno.

Isabel Schnabel, membro tedesco del consiglio esecutivo della BCE, è invece meno interventista del suo connazionale, sottolineando il bisogno di alzare i tassi sulla prova che la gente comincia ad aspettarsi un’inflazione più alta.

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