Volkswagen vola in Borsa sull’ipotesi di Ipo di Porsche

Volkswagen vola in Borsa sull’ipotesi di Ipo di Porsche

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L’annuncio potrebbe arrivare fra un mese in occasione dell’annuale conferenza stampa del management. Il marchio delle auto sportive di lusso potrebbe valere fra 80 e 100 miliardi di euro. Il braccio di ferro fra il Ceo Diess e i principali azionisti, le famiglie Piech e Porsche.

Il titolo corre in rialzo del 6%. Positiva la performance da inizio anno (+3,3%).

Un balzo del 6% dell’azione Volkswagen (DE:): così mercoledì 9 febbraio la Borsa ha accolto le indiscrezioni secondo le quali entro breve il colosso tedesco dell’auto potrebbe annunciare la quotazione di Porsche. Il prestigioso marchio delle auto sportive di lusso oggi è una divisione di Volkswagen. Secondo rumors riportati da Reuters, l’annuncio riguardante il futuro di Porsche potrebbe venire dato alla conferenza stampa annuale del gruppo in programma il prossimo 15 marzo.
Mercoledì l’azione Volkswagen ha chiuso a 187,26 euro, in rialzo del 6,2%, portando a +3,3% la performance dall’inizio del 2022. Negli ultimi 12 mesi il titolo Volkswagen è salito del 15%. Volkswagen continua ad avere giudizi molto positivi dagli analisti: su 23 esperti che coprono il titolo, 18 raccomandano di comprare le azioni e il target price medio è di 243 euro, superiore del 30% alla quotazione attuale.

Porsche da sola potrebbe valere fra il 70% e l’87% della market cap di VW.

L’ipotesi di spin off di Porsche e la conseguente quotazione in Borsa è un tormentone che periodicamente riaffiora nella stampa tedesca, ma finora l’azienda non ha mai rilasciato dichiarazioni ufficiali sul tema. Il parere condiviso fra molti gestori è che Porsche, una volta diventata un’azienda a sé stante, potrebbe valere fra gli 80 e 100 miliardi di euro, cioè fra il 70% e l’87% dell’attuale valore di Borsa dell’intero gruppo Volkswagen.
Di sicuro i membri delle famiglie Porsche e Piech, che insieme controllano Volkswagen, hanno in mente il successo dello spin off di Ferrari (MI:), con l’azione del Cavallino rampante che in sei anni ha messo a segno un rialzo del 400% passando dai 40 euro del gennaio 2016 agli attuali 202 euro.
Per Volkswagen separarsi da Porsche potrebbe portare indiscussi vantaggi finanziari, il primo dei quali è portare alla luce la sottovalutazione di cui oggi soffre il gruppo, la cui market cap è molto inferiore alla somma delle parti che lo compongono.

Piano di investimenti da 150 miliardi nei prossimi cinque anni.

Molto dipende da come verrà realizzata l’operazione. Impegnata in un ambizioso e difficile piano di trasformazione della propria anima e della propria struttura, Volkswagen ha bisogno di risorse per raggiungere l’obiettivo di diventare nel 2025 il primo gruppo al mondo dell’auto elettrica. Il piano prevede per i prossimi cinque anni investimenti per 150 miliardi di euro e un’Ipo parziale di Porsche potrebbe fornire molte di queste risorse. Ma qui alcuni osservatori storcono il naso. Secondo Arndt Ellinghorst, esperto del settore automotive della società di ricerca QuantCo, portare Porsche in Borsa “per raccogliere cassa” sarebbe un segno di debolezza finanziaria. Sarebbe “molto più elegante”, dice l’esperto, quotare Porsche diffondendo le azioni non con un’Ipo, ma con uno spin off proporzionale che consegni le azioni agli attuali soci di Volkswagen.

Una struttura proprietaria bizantina: il ruolo delle famiglie Piech e Porsche.

Questo probabilmente è il nocciolo della questione che blocca l’operazione da mesi: il confronto fra il Ceo di Volkswagen, Herbert Diess, che presumibilmente vuole vendere solo una quota di Porsche e tenere il controllo del brand, e le famiglie Porsche e Piech, che in caso di spin off proporzionale diventerebbero prime azioniste di Porsche.
C’è anche chi spera che la quotazione di Porsche, se mai avverrà, sia l’occasione per riorganizzare la bizantina struttura proprietaria di Volkswagen. Oggi le azioni Volkswagen più diffuse, quelle presenti nell’indice di Francoforte, sono le azioni privilegiate, senza diritto di voto ma molto più liquide delle azioni ordinarie.
Il principale azionista di Volkswagen è la holding Porsche SE, dove sono riuniti gli interessi delle famiglie Piech e Porsche, che possiede il 31% delle azioni ordinarie, ma ha il 53% dei diritti di voto. Il Land della Bassa Sassonia ha l’11,8% delle azioni e il 20% dei diritti di voto. Il fondo sovrano del Qatar ha il 14,6% delle azioni e il 17% dei diritti di voto. Va poi tenuto conto che la legge tedesca sulla Mitbestimmung prevede che il consiglio di sorveglianza sia formato per il 50% da rappresentanti dei lavoratori e per il 50% da rappresentanti degli azionisti.

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